So far, the best reason I’ve come up with for Apple to remove the headphone jack is this: Removing one jack cuts the number of plugs on the iPhone in half. Apple’s quest for simplification is legendary, and offering devices with an array of jacks of different shapes and sizes and compatibilities has always been an issue. Apple seems to always prefer fewer ports, and of fewer types. The MacBook takes the same approach.
I can’t argue the point that it’s simple. The problem is, some users require complexity — which is why people end up doing things like buying USB-C hubs or docking stations to attach to their MacBooks. Carrying around adapters and hubs adds complexity for the user who needs extra features — but Apple’s philosophy argues that most users don’t need that complexity, so it’s to simplify the core product and let users who want more to add it on later.
Searching for a good reason to remove the headphone jack — Six Colors
Pezzo come al solito molto lucido di Jason Snell, che però mi trova in totale disaccordo con quest’unico punto. Poiché condivido con Apple l’idea che la maggior parte degli utenti desideri ardentemente la maggiore semplicità possibile, sono d’accordo con tutto ciò che può aiutare a raggiungere quest’obiettivo; evviva la porta Lightning reversibile così non devi guardare per inserirla, benvenuta USB-C che offre la stessa comodità (e supporta il segnale della Thunderbolt, unendo due porte: tre usb e due Thunderbolt sull’iMac? Eccoti cinque porte che possono fungere da entrambi: usa ciò che ti serve e cambia pure idea senza trovarti porte inutilizzate).
Santo subito il Wi-Fi, che sostituisce senza colpo ferire il cavo Ethernet nel 99% dei casi d’uso, ed abilita l’uovo di Colombo di AirPlay e AirPrint: basta tirar cavi Ethernet quando ristrutturi — compri casse e stampanti e le piazzi dove ti pare, anche a posteriori.
Anche se è vero che gli utenti MacBook vivranno (in che percentuale poi lo verificheremo con il tempo) con un bel dock da millemila porte sulle loro scrivanie, sono pronto a scommettere che nell’uso da portatile la necessità di connessioni fisiche tenderà a zero nei prossimi anni (per qualcuno già è così: ed una maggiore consapevolezza – potremmo dire alfabetizzazione – sugli strumenti esistenti che consentono di prescindere dai cavi non guasterebbe).
Figuriamoci su un terminale (una classe di terminali, in realtà: o pensate che il jack audio su iPad non sia un candidato all’estinzione a stretto giro?) che non a caso in inglese si chiama mobile.
Quello che però mi lascia davvero perplesso, nel ragionamento di Snell, è che già adesso ci sono intere classi di utenti per cui una decina di porte non è abbastanza; indovinate quale computer usano? Sono forse povere anime in pena, condannate dalla crudeltà minimalista di Apple a vivere le loro misere esistenze professionali su un MacBook monoporta?
Non proprio, direi.
Dunque, almeno finché Apple non farà confluire ogni sua linea di computer esistente in un MacBook monoporta, mi pare che l’errore stia nel voler ricondurre ogni tipo di uso di un Mac ad un solo tipo di uso.
E se invece ammettiamo che un computer possa essere usato in una moltitudine di modi radicalmente differenti tra loro, perché voler rendere omogenee ad ogni costo le esigenze di chi usa un iPhone?
Dopotutto, non andiamo ripetendo da anni e fino allo sfinimento (soprattutto altrui, scommetterei) che l’iPhone è un computer?
Features, even features that help us build faster, more capable, more powerful web applications are only great if they work well. And herein is the problem; Google implements features that (usually) work at a high pace, but they very rarely make them work efficiently.
Chrome has had such a problem with performance they formed a special group just to work the problem, but in nearly two years time that group has yet to produce anything tangible. Instead, they introduced us to shiny few features (…) in the hope that new tools would magically make their performance gap go away. It doesn’t matter to them that even these shiny new tools are 3x+ slower than their peer’s counterparts.
The end result of this is that we’ve been brainwashed into believing Chrome is the best browser, when the reality is that across all metrics, Chrome is 3x to 300x slower than Safari. The situation is dire enough that even desktop Chrome often gets beat by mobile Safari in performance benchmarks.
Chris Thoburn on Medium
Grazie a Luca Zorzi per la segnalazione (via Pocket feed ;–) ).
Si chiama Steve — The Jumping Dinosaur Widget Game, è un semplicissimo ma ben fatto endless runner, con grafica da Gameboy (il primo, eh, non pensate chissà che) ed un effetto sonoro per il salto secondo me plagiatissimo da Super Mario Bros (sempre il primo).
È gratis, con un acquisto in-app che consente di utilizzare anche l’amico di Steve, Alex il leone.
Qual è la sua utilità, oltre ad essere divertente? Potrebbe essere l’alfiere di un utilizzo più “complesso” da parte degli sviluppatori del Notification Center, con la benedizione di Apple.
Wordfence details how the Mossberg Fonseca (AKA The Panama Papers) breach occurred, “thanks” to the vulnerabilities in the Revolution Slider Wordpress Plugin and two mail plugins; one of them, the WP SMTP plugin, apparently stores email server address and login information in plain text in the WordPress database (yippie ki-yay for cryptography!).
Esay enough to understand how the culture, knowledge and training about cybersecurity (so 80’, uh?! :D ) is a fundamental asset for every company today (for everyone, indeed).
Mandatory reading.
P.S. Icing on top of the cake, there’s also a version of Drupal involved with 23 known vulnerabilities. Too good to be true, from hacker’s point of view.
La Mossack Fonseca c’entra con alcuni dei crimini principali delle ultime decadi — per esempio con quello che i media inglesi hanno definito “il crimine del secolo”, la rapina da 26 milioni di sterline al Brink’s MAT del 1983 — e 33 dei suoi clienti sono nel mirino del governo americano per traffici con i signori della droga americani, con le organizzazioni terroristiche e con “stati canaglia” come la Corea del Nord e l’Iran. Nei documenti si citano anche operazioni per due milioni di dollari riconducibili a Vladimir Putin. Uno dei clienti della Mossack Fonseca ha avuto un ruolo centrale nel Watergate. Un altro è stato in carcere per tortura e assassinio di un agente della narcotici americana.
Drew Schwartz
Vice Italia spiega in maniera lampante (se mai ce ne fosse ancora bisogno) perché dovremmo tutti seguire con molta attenzione l’affare Panama Papers.
Anche a costo di fare un po’ più della fatica necessaria a liquidare il tutto con una reaction su Facebook.
Overall, the balance was in favor of keeping TextExpander. Until today’s announcement of The New TextExpander: Snippets as a Service™. Now I’m being asked to pay more, and continuously, to subscribe to a utility that does less than another utility I already own.
[…]
So unless I discover some compelling reason to stick with the new TextExpander, at some point in the near future I’ll start exploring ways to migrate my collection of snippets over to Keyboard Maestro. I understand from Twitter that this makes me a horrible person who doesn’t want software developers to make a decent living. So be it.
Dr.Drang
Chiunque abbia letto anche solo una minima parte dei miei deliri online, o mi conosca di persona, sa benissimo come abbia sempre sostenuto l’opportunità (quando non addirittura la necessità) di pagare per il software che si usa.
Con questo non voglio certo dire che sia terribilmente infelice di avere gli aggiornamenti di OSX e iOS gratuitamente ogni anno, né che il non pagare per servizi come Dropbox e simili non mi faccia dormire la notte.
Il problema di TextExpander è che sembra aver cordialmente dato un calcio alla sua base utente consumer, per focalizzarsi su quella aziendale: condivisione potenziata, sincronizzazione interna, annunci di prossimi mirabolanti sviluppi per i team sono praticamente tutto ciò che viene indicato come novità degna di un upgrade.
Allo stesso tempo, però, le funzioni che gli utenti privati perdono hanno un impatto elevatissimo anche (direi in alcuni casi soprattutto) sui clienti commerciali: salta la sincronizzazione via Dropbox, sostituita come detto da un servizio proprietario che però non è criptato (cui è obbligatorio ricorrere anche senza bisogno di utilizzare la sincronizzazione tra differenti dispositivi, visto che il login viene chiesto all’avvio dell’applicazione).
Insomma, anche ammesso che si sia disposti a concedere il beneficio del dubbio a Smile sul fatto che l’incredibile aumento di prezzo (da 20$ a 142.56$ in un triennio per la sola versione OSX, come dettagliato da Mchael Tsai in un post che vi raccomando di leggere), valga la pena di essere affrontato, il grosso errore sembra risiedere nel fatto di aver appiattito la propria utenza su una sola tipologia, che pare essere presente nella mente degli sviluppatori più che in un’analisi della user base reale.
È vero, TextExpander ha potenzialità enormi e se sfruttato a pieno — il che include anche l’utilizzo di scripting — consente un’automazione testuale enorme, ma c’è anche un ampio numero di utilizzatori tutt’altro che Pro come il sottoscritto: questi resisteranno fino a che l’applicazione si dimostrerà affidabile, dopodiché probabilmente si guarderanno intorno in cerca di alternative.
Simile potrebbe dunque essersi garantita un flusso di denaro ben più consistente dell’attuale, e soprattutto costante, anche solo grazie a chi rimarrà utente accettando la formula dell’abbonamento; non sono sicuro però che il gioco valga la candela degli utenti persi in seguito ad una polemica facilmente evitabile (vedi 1Password for Teams and Family).
P.S. Più chiaro di così, come al solito, non è possibile: “This switch to service feels forced, feels more like renting an app than paying for the kind of availability and convenience deployed on a large scale that’s provided by an entity like Spotify, if you know what I mean.” Riccardo centra nel segno, individuando questa sensazione di “disagio latente” nel concepire un software “da residenza permanente” sul sistema in un servizio disdicibile quando non più interessati. Come mettere in abbonamento il Finder.