Una nota finale sul (per ora) finale di Severance
Nella scena della banda – quasi al finale dell’ultima puntata della per ora ultima stagione di Severance, per gli amici Scissione – c’è tutto.
Paradosso, finte gratifiche aziendali che non gratificano se non – forse – l’ego di chi le concede e che nessuno di quelli che le ricevono valuta minimamente.
Il dipendente come ingranaggio, funzionale solo alle esigenze della ditta (Milchick come Chaplin in Tempi Moderni).
Il culto per le uniformi, per l’uniformazione e per il vincente, qualunque cosa vinca e per quanto la sua vittoria non sia né una vittoria né tantomeno davvero sua; culto che si aggiunge a quello – sfacciato – della, personalità e del leader, roba che Corea del Nord scansati proprio.
Il militarismo, strisciante e/o manifesto.
L’amore per lo show e lo spettacolo “finì a se stessi”, anche (soprattutto?) quando inappropriati (vedere i funerali-convention-comizio-“rally the troops” identitario dei funerali di Charlie Kirk).
Ed infine (ma no, ci sarebbero ancora mille cose da dire) pura distrazione di massa.
Panem et circenses.
Non vedo l’ora che inizi la prossima stagione.