Signor Presidente

Garry Kasparov, alla CNN, sul perché Putin tenga così tanto a far svolgere quella farsa che chiama “libere elezioni”: “These sham votes aren’t only to provide Putin with cover in Russia, where civil society barely exists, but to give foreign leaders the pretext of treating Putin like an equal instead of confronting him like the autocrat he is. It also allows foreign media to continue calling him “president,” putting him on par with the leaders of free countries.”

Il punto più interessante, a mio avviso, non è tanto la (ovvia) considerazione che il sistema che potremmo definire di “legittimità interno” di un paese che non sia retto da una dittatura sfacciatamente militare abbia bisogno di queste foglie di fico; quanto il fatto che la “copertura” funziona anche (dal nostro punto di vista direi soprattutto) per chi con quel paese, con quella dittatura intrattiene relazioni (commerciali, diplomatiche, politiche, di qualsiasi tipo si tratti).

Chiamare Putin con l’appellativo di “Presidente” consente di nascondere sotto il tappeto il fatto di legittimare – invece di controllare e condannare – ciò che in democrazia risulta intollerabile (banalmente e volendosi fermare all’aspetto più “filosofico”, il potere assoluto). Promemoria interessante per quando parliamo di Egitto, Corea del Nord, Iran e simili (absit iniuria verbis, sono i primi casi che mi sono venuti in mente).