Innumerevoli vite

Come già detto, scrivere mi è sempre piaciuto, quindi – in seguito alla mia guerra unilateralmente dichiarata alla nota piattaforma di blogging e al noto hosting economico italiano (devo configurare una scorciatoia da tastiera per non scrivere per intero tutte le volte questa formuletta) – sto cercando una nuova casa.

Al momento ne ho trovate addirittura due.

Una è questa, writefreely, che mi piace perché il concetto di “brain dump” é molto simile a quello che ho sempre cercato di ottenere con le mie diverse “incarnazioni online”: un posto dove riversare, appunto, i miei pensieri, le opinioni, dove farmi “domande a voce alta” (senza alcuna garanzia di trovare una risposta, ma vabbè), che ponesse il minor ostacolo possibile tra me e la “pagina bianca” (o nera, se usate il tema scuro del vostro terminale).

Perché mi conosco, e so – l’ho visto succedere molte volte – che se m’imbatto in eccessive possibilità di personalizzazione (non funzionali) vado in una spirale di perfezionismo apparente che va a discapito del contenuto.

L’altro mezzo che sto testando – grazie a Nicola per la dritta – ha dell’incredibile.

Non sapevo si potesse di fatto avere un blog chattando con un bot su Telegram. So che sono strumenti potenti, ne ho avuto qualche assaggio in passato, quando mi ero incuriosito di Homebridge, una delle piattaforme che ha lo scopo di rendere fruibili i prodotti domotici non nativamente compatibili con HomeKit all’interno del sistema Apple. Ma da qui a riuscire a gestire un blog (questa volta anche con immagini, seppur con qualche limitazione) semplicemente scrivendo messaggi ad un bot, ottenendo un risultato più che degno (sempre nell’ottica del “flusso di coscienza”, se cercate cose più articolate guardate altrove), ce ne passa.

La cosa straordinaria, a mio avviso, è che al netto di tutte le sue limitazioni, le quali però verranno notate quasi esclusivamente da chi ha già un’attività o un passato da blogger a qualunque livello, l’interfaccia da “chat qualunque” favorisce in maniera assolutamente inaspettata la trasformazione dei propri pensieri in parole.

L’ambiente è familiare, non c’è registrazione, non ci sono app da scaricare o configurare: si scrive e si pubblica, ottenendo un link singolo al post e una specie di “feed personale” cui gli interessati possono addirittura abbonarsi (anche s e sto cercando di capire il meccanismo delle notifiche – credo sia intento al bot stesso come opzione).

Insomma, la soglia d’ingresso si è abbassata in maniera impressionante, soprattutto considerando le prime versioni davvero diffuse di “blog engine” (ho ancora – formalmente – uno spazio su blogger, retaggio di molte vite fa, che svuoterò e trasformerò in una pagina di “rimando” alle piattaforme che uso adesso, e che nessuno mai vedrà).

Questo, anche considerando la mediocrità che questa abbondanza potrebbe riversare su Internet, non riesco a vederlo se non come un bene. In fin dei conti, la mediocrità già imperversa in molti spazi, ma abbiamo ancora la possibilità di schivarla cercando un mostro cantuccio.

Hic manebimus optime.

P.S. ecco i due cantucci in cui mi si trova:

Rant.li Vagabundo