A ciascuno il suo

Tra le letture estive interessanti (nome che d’ora in poi userò in pubblico al posto della corretta dicitura “sfoltiamo l’infinità coda del mio “leggi dopo” e dei miei feed RSS, o almeno provaci, sapendo che tanto ci riuscirai solo in minima parte”, non fosse altro per brevità), ho trovato questo lungo, approfondito e molto onesto post di Matt Gemmell.

Spiega il nostro come e perchè sia tornato ad usare un Mac(Book) dopo otto anni di uso esclusivo di iPad.

E lo so, sembra uno dei millemila articoli, post, video su YouTube e simili dedicati a quello che ormai è un genere letterario a sè (e che vanta, per tentare di raccogliere una percentuale il più possibile vicina al 100% del pubblico, alfieri da ambo le parti e in entrambe le “direzioni” del ritorno). Ma qui, come ho detto, c’è una percentuale di onestà superiore alla media ed una di clickbaiting e “voglia di rissa” decisamente inferiore (tanto da guadagnarsi il nobile posto di premessa:”non c’è un vincitore, non ha senso che ci sia, non facciamo i bambini”).

Per quanto il filo logico sia di per sè quasi impeccabile, con la descrizione minuziosa dei difetti e dei pregi di ambo le piattaforme e i passaggi “mentali” che hanno portato al ritorno del figliol prodigo sui lidi del trackpad e tastiera integrati, la verità a mio avviso affiora completamente abbastanza avanti nel pezzo.

E non so quanto per esplicita volontà dell’autore.

Le persone usano ciò che gli fa comodo. L’iPad richiede la – notevolissima – dose di adattamento di cui tutti i “ritornanti” (cavolo, da quanto tempo volevo usare questa similitudine) non mancano mai di fare menzione, solo proporzionalmente alla misura in cui vogliamo farlo somigliare ad un Mac.

I lapsus freudiani non mancano: “Ho usato il mio iPad al posto del mio MacBook (nel 99% dei casi Pro top di gamma con cover in pelle umana e pianta di ficus sul desktop ;–) ) per x tempo”. “L’iPad può finalmente sostituire un Mac con iOS 10,11,12, 13...26...200.000?” Spoiler: sì, se ciò che può fare è ciò che fai con un Mac: se devi scaricare roba da Telegram, auguri.

Ehm...vabbè, era un esempio. Ci siamo capiti, no? Pura teoria. Proseguiamo...

A questo aggiungiamo un particolare non indifferente: quasi tutti quelli che “tornano all’ovile” hanno una storia da utenti Macintosh *decisamente più lunga dai quella da utenti iPad^.

Io sono più o meno nella medesima situazione, dopotutto ho iniziato con un iBook G3 (“si bulla della propria expertise informatica da veterano, senza cogliere il devastante effetto veeeeechiooooo immediatamente sotto al superficie, in agguato come un coccodrillo).

La differenza è, chi l’avrebbe mai detto, che per il mio uso (che non definirò “basico”, anche se molti lo farebbero; vecchia polemica, che mi ha sempre visto dalla stessa parte; non esistono “pro user” assoluti, solo esigenze più o meno complesse/specifiche/di nicchia da soddisfare) iPad è perfetto.

Non in senso assoluto, chiaramente: rimpiango ogni giorno il livello di automazione possibile su MacOS con Hazel, pur adorando Shortcuts (Tim? Tiiimmmmm? Hazel su iPad? Tipo...ora?). Ma nell’uso standard, questa piattaforma è il mio nirvana informatico, probabilmente vicino a quello che sognavo da ragazzino.

Al momento sono appoggiato su un tavolo in giardino, scrivo da una Logitech Keyboard Folio con angolazione perfettamente regolabile per evitare il riflesso del primo tramonto, con la playlist di Jazz Chill (signore, che nome orrendamente trendy) riprodotta a volume medio- basso da un’onestissima cassa bluetooth, con una brezza talmente perfetta da farmi sospettare che da dietro un cespuglio spunti il regista a stoppare tutto perchè “buona la prima”.

Il peso di tutta questa beatitudine è infinitesimale in rapporto al piacere d’uso, l’autonomia spaventosa, la connessione cellulare mi consentirà di caricare questo mio delirio sul mio blogghettino letto solo da me appena finito di scriverlo (e no, cari i miei sapientoni, fare hotspot dall’iPhone al MacBook non è la stessa cosa).

La macchina su cui scrivo queste righe è la più recente in mio possesso, indipendentemente dal sistema operativo che monta, è mi serve alla perfezione da quattro generazioni di chip Apple Silicon e da quattro anni).

Se, finito questo delirio, volessi leggere qualcosa su Libri (ormai solo copie digitali o quasi, altrimenti entrano loro in casa ed esco io...), mi basterebbe staccare la tastiera e mi troverei con un lussuosissimo tablet abbastanza grande da sopperire persino alla mia cecità incombente ( veeeeechiooooo, parte seconda) e abbastanza portatile da essere comodamente usato in poltrona.

Mi farebbe comodo un Mac prodotto in questi ultimi due o tre lustri? Certo, ma mente il suo predecessore è un iMac 27” 5K (il cuoi “fine corsa” mi ostino tenacemente ad ignorare, nonostante le evidenze), questo con tutta probabilità sarebbe un MacMini M4.

Senza schermo.

Perché vorrei un server casalingo sovradimensionato, e comunque nella metà – autoindulgenza allo stato puro, sarebbe una percentuale ben maggiore – dei casi sarebbe perchè non voglio rinunciare a “giocare” con MacOS (come qualcuno mi ha fatto più volte notare, senza convincermi ancora del tutto, un NAS serio sarebbe più che sufficiente per le mie esigenze).

Quindi, come da titolo, una volta di più, ad ciascuno il suo: impariamo a riconoscere l’esatta estensione e forma dei nostri desideri e delle nostre necessità, quando si parla di strumenti (anche di quelli creativi) e viviamo sereni.

Smettiamo di usare gli strumenti per ciò che vorremmo facessero, invece che per ciò che sanno fare. E sì, valutiamone le limitazioni, tenendo sempre presente che sono insite in ognuno di essi, e che l’unica discriminante è ciò che a noi serve assolutamente.

Smettiamo di contrapporre – anche nel modo più blando e “corretto” possibile, comune in questo caso, *flessibilità” a “focalizzazione”, “libertà” a “semplicità”, “personalizzabilità” ad “adattamento”.

La definizione del punto di forza assoluto di iPad resta – per me – quella che diede tempo fa Federico VIticci ( un altro che ha sguazzato un bel po’ nella piscina dei ritornanti, di recente): l’iPad fa cose che nessun’altra macchina può fare, può essere/diventare cose che nessun altro dispositivo può essere. Invece di tentate strenuamente di farlo somigliare ad un Mac ( o a qualsiasi altra cosa), cerchiamo di capire se veramente fa per noi. Perchè un Mac, se di questo abbiamo bisogno, se questo è ciò che ci piace usare, già l’abbiamo. E – indovina – è il migliore al mondo a fare il Mac.

P.S. Diamine, quanto gli invidio la “firma a mano” in fondo ai post. Ora cerco di scoprire se posso replicarla. Magari poi non ci azzecca nulla e non la userò mai, ma la scimmia reclama conoscenza schifosamente di nicchia e di nessuna rivendibilità nel mondo delle persone normali.